Socio relazionale - Scuola Media cavour modena

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Socio relazionale

Progetti > sportello di ascolto


Sportello di ascolto pedagogico socio-relazionale

Per l’ascolto umano educativo- pedagogico dei giovani nell’età  evolutiva
Motivazioni e priorità del progetto:
Sempre più evidenti sono i danni ( sociali e cognitivi) provocati dai ritmi frenetici di vita, da situazioni di svantaggio socio-culturale e dall’eccessiva stimolazione multimediale a cui sono sottoposti gli adolescenti e che spesso sono alla base di atteggiamenti  scolastici non adeguati che portano ad una difficile scolarizzazione ed a sofferti percorsi scolastici. Atteggiamenti  di disattenzione, di eccessiva irrequietezza,  o di bullismo e disimpegno, che, quasi inevitabilmente, si accompagnano a scarso rendimento, insuccesso ed abbandono scolastico o nei casi più gravi ad alienazione dalla realtà circostante stessa.

L’idea di proporre uno sportello, cioè un punto di ascolto gestito da alcuni insegnanti e rivolto a tutti i  ragazzi e le ragazze della scuola, nasce dalla convinzione che la relazione sia il perno su cui ruota e si basa ogni buona pratica educativa. Di rimando, l’ascolto attivo, il confronto, la disponibilità ad andare incontro all’altro, sono aspetti essenziali che rendono più efficace e credibile ogni nostra proposta e azione in campo educativo – didattico.

Il  progetto nasce dalla consapevolezza che il parlare, il cercare di mettere in fila gli argomenti e le argomentazioni per renderle comprensibili ad un altro che ascolta, costituisca un utile strumento di conoscenza dei propri problemi che, attraverso una necessaria ricerca di codifica per la comunicazione all’altro assumono una dimensione spesso diversa; da questo si deduce che pertanto scopo non ultimo dell’attivazione dello sportello alunni è quello di abituare i ragazzi “a tirar fuori i propri problemi”. Siamo infatti del parere che i problemi vadano compresi e che la loro comprensione passi attraverso l’elaborazione verbale.

L’approccio utilizzato è quello di una pedagogia interculturale ed antropoevolutiva che consente di tener conto della complessa e dialettica interazione di fattori personali ( mentali ed organico-strutturali), sociali, educativi, che concorrono alla formazione della personalità, cognitiva e sociale  di ciascuno, grazie anche al riconoscimento ed all’analisi:

  • del contesto bio-socio-educativo (cioè un’analisi che tiene conto sia delle caratteristiche mentali/organico-strutturali dello studente e quelle dell’ambiente sociale ed educativo in cui si trova immerso)  e delle diversità dei percorsi di conoscenza e di crescita personale che lo hanno caratterizzato e che lo influenzeranno.

  • delle modalità e delle strategie utilizzate dallo studente per imparare (comprese le sue abitudini evocative – ossia la sua modalità di pensiero – che può essere, prevalentemente, di tipo uditivo, visivo, cinestesico, ...)

  • dell’importanza che rivestono le  modalità e le strategie utilizzate dall’insegnante per la presentazione e la verifica dell’apprendimento dei contenuti disciplinari


Il docente che lavora allo sportello:


NON VALUTA, non esprime cioè un giudizio morale o etico sulla persona (sei stato cattivo, irriguardevole, sei scostumato…hai sbagliato tutto!) Non assume l’atteggiamento di un giudice bloccando così il ragazzo che proverebbe ulteriore disagio, ma, agendo le tecniche  dell’ascolto attivo, aiuta l’autoosservazione.


NON INTERPRETA,
non suppone i pensieri o i sentimenti dell’altro, ma ne favorisce il racconto lasciando parlare l’interlocutore,


NON DA’ SOLUZIONI
. Il docente non propone le sue soluzioni, né porta ad esempio altre esperienze simili, ma mette il ragazzo in condizioni di trovare da solo la soluzione più idonea alla difficoltà esposta; questa modalità permette al giovane di essere responsabile del proprio agire. 


NON SI SOSTITUISCE,
cioè non fa le cose al posto di un altro, ma mette l’altro in condizione di fare le cose.

NON INDAGA, il docente che ascolta l’alunno non interrompe con domande inopportune o indagatrici, ma rispetta i tempi dell’altro.
Questi comportamenti consentono ad ogni persona di esprimersi in modo veramente libero; chi ascolta, invece, può prestare attenzione al linguaggio, alla postura, allo stato d’animo di chi parla.

Non è nostra intenzione diventare dei confidenti o sostituirci al ruolo fondamentale della famiglia, né, tanto meno, travalicare i nostri compiti sconfinando nel campo della psicologia; così come la psicologia deve fare attenzione a non sconfinare in ambito educativo-pedagogico, crediamo che i ruoli vadano sempre tenuti ben distinti. 
Riservatezza e delicatezza saranno costantemente tenute presenti, tranne nei casi eccezionali in cui la gravità della situazione, ponderata attentamente, consiglierà all’insegnante di confrontarsi con i colleghi e il capo d’istituto.

Proposte operative

Apertura di due sportelli: uno rivolto alle problematiche di tipo educativo-relazionale, l’altro di guida metodologica e “neuropedagogica” ( oltre la metacognizione)  allo studio per fare emergere ed orientare più efficacemente le personali abitudini evocative nel trattare mentalmente i contenuti di conoscenza, in particolare nel prestare attenzione, memorizzare, comprendere, riflettere. immaginare.

Alunni interessati: tutti gli alunni della Scuola Media Cavour.


Modalità operative:
Tempi e risorse umane: alcuni insegnanti, disponibili per l’apertura e la gestione dello sportello metteranno a disposizione una o due ore settimanali. Secondo una tabella di rilevamento di disponibilità che a titolo puramente esemplificativo potrebbe essere impostata nel seguente modo:

Apertura di “sportelli” di ascolto pedagogico: educativo-relazionale  ed apprenditivo
Per gli alunni:
Supporto  per:

  • l’acquisizione di un metodo di studio e l’individuazione dei  materiali e delle modalità per il recupero delle abilità di base:

  • “ascolto” e la discussione individuale con gli alunni  di problemi/bisogni educativo-cognitivi, già emersi  nel consiglio di classe,  riguardanti i rapporti interpersonali  sia con coetanei che con docenti, non solo all’interno dello stesso “gruppo classe” ma anche nel contesto più ampio del “gruppo scuola”


Per gli insegnanti:
Informazioni e supporto per :

  • l’utilizzo dei materiali didattico cartaceo/informatico presente nella scuola

  • la differenziazione della presentazione dei contenuti disciplinari (visiva, uditiva, animata…)

  • l’attivazione di attività di gruppo / classe per li bisogni specifici di apprendimento e d’integrazione


Alcune riflessioni sulle prime esperienze degli sportelli di ascolto pedagogico
Con l’attivazione degli sportelli di ascolto per il disagio socio-relazionale e per i bisogni specifici di apprendimento e d’integrazione si è cercato di rispondere a quelle che riteniamo essere le due più impellenti necessità della scuola : quella dell’ascolto del disagio  socio-relazionale ( bullismo, violenze, microcriminalità di scuola-quartiere, paure e conflitti interpersonali …) e quello di una risposta pedagogico-scientifica ai bisogni specifici di apprendimento e d’integrazione che spesso, vengono medicalizzati sotto l’etichetta del “disturbo” e delegati a psicologi e psichiatri.
L’informazione dell’apertura degli sportelli è stata diffusa nella scuola anche attraverso la presentazione degli stessi nelle varie classi illustrando le modalità per fruire di tale opportunità.
Per quanto riguarda l’ascolto pedagogico, cognitivo e relazionale, è stato predisposta una “cassetta lettere” nell’atrio della scuola nella quale ogni studente poteva inserire un modulo prestampato  per richiedere un appuntamento e parlare dei propri bisogni specifici di apprendimento o del disagio legato alla vita di classe  inerente ai  rapporti con i compagni e/o con gli insegnanti.
Le richieste, da parte degli alunni, sono state superiori alle previsioni rivelando un grande bisogno di dialogo, di ascolto e di confronto con gli adulti, non piu’ in veste di “insegnanti”.
Purtroppo le poche ore messe a disposizione non hanno permesso di rispondere sempre a tutte le richieste.
Prevediamo per il prossimo anno scolastico di aumentare il numero di insegnanti disponibili all’ascolto e il monte orario  complessivo.
Sembra particolarmente funzionale ad una organizzazione e puntuale:
- la comunicazione diretta e priva di mediazioni a tutte le classi attraverso un     momento assembleare;
- la possibilità per gli alunni di scegliere quale insegnante ritengano più utile per    loro contattare;
- l'adozione della cassetta nell'atrio dell'edificio scolastico e la comunicazione tra colleghi delle richieste specifiche da parte degli alunni che hanno il loro messaggio; le altre modalità di organizzazione più personale dell'incontro (contatto, accordo con l'insegnante in servizio nell'ora dell'incontro;
possibilità di scelta da parte dell'alunno di anticipare o meno il  della richiesta di ascolto nel messaggio lasciato nella cassetta, possibilità di darsi un successivo appuntamento per verificare i possibili sviluppi di quanto emerso nel primo incontro).
E' importante tenere un diario degli incontri per  dare continuità alla discussione precedente e per  annotare i cambiamenti. Con alcuni studenti è bastato un solo incontro, con altri sono  stati effettuati  anche 5-6 incontri, nell'arco di due o tre mesi.
Gli incontri docente-alunno si sono svolti, nella maggior parte dei casi,  in situazione individualizzata, tranne che nel caso di  segnalazioni di un  comune disagio  come quello di due ragazze di una stessa classe (i compagni maschi si rivolgevano a loro in modo offensivo prendendo a pretesto il loro comportamento disinvolto e disinibito) 
Quando la situazione lo richiedeva, come nel caso di studenti particolarmente prepotenti,  l’incontro si allargava e avveniva un’assemblea con una discussione allargata alla classe, come è successo per due volte, in accordo con l'insegnante di lettere della classe.

Aspetti positivi
I ragazzi non hanno esitato a richiedere i momenti di ascolto, soprattutto nel periodo iniziale , dopo la presentazione dello sportello a tutta la scuola. Con estrema facilità esponevano le loro problematiche e i loro bisogni .
Prevalentemente  si è trattato di problematiche relazionali e conflitti con  coetanei. Altre volte la loro richiesta era dettata più da esigenze apprenditive non soddisfatte dalla scuola, ossia lamentavano difficoltà di comprensione ed attenzione e di esecuzione delle consegne.
Lo sportello pedagogico-apprenditivo in questi casi aveva il compito di  guidare metodologicamente e “metacognitivamente” allo studio, l’alunno, per  renderlo  maggiormente consapevole della personale modalità evocativa, ossia la modalità abituale con cui l’allievo si mette in testa i contenuti d’apprendimento al fine di prestare attenzione.
Cosa significa ESSERE ATTENTI?  Essere attenti significa ascoltare, osservare , vivere… con il progetto di  ri-ascoltare , ri-osservare e ri-vivere nella mente l’informazione scritta alla lavagna , le parole dell’insegnante, l’immagine, lo schema , il movimento, l’animazione, il canto, la musica, il disegno, l’esperimento, l’esercizio fisico,  il movimento della mano, le sensazioni , le emozioni, ecc… appena percepite . Essere attenti significa dunque portare immediatamente alla mente, secondo la personale modalità, quanto appena percepito. Dopo vari esercizi  l’alunno, se voleva,  era in grado di  assumersi maggiore responsabilità pedagogica sui propri processi mentali attentivi, con significativa ricaduta nel rendimento scolastico.

Aspetti  critici:
Non sempre si sono verificati il passaggio di informazioni significative riguardo il ; patito da alcuni alunni e la conseguente collaborazione  con i Consigli di classe. In particolare, non sempre è stato possibile dare seguito alle esigenze degli alunni, rilevate nei colloqui, in merito a:
- loro bisogni specifici di apprendimento (riguardo alle modalità di presentazione dei contenuti curricolari e dei supporti utilizzati: operativo-esperienziale, visivo, verbale-orale; riguardo al rispetto dei loro tempi personali di elaborazione mentale delle informazioni  oppure riguardo alle modalità di restituzione dei contenuti appresi: attraverso un testo scritto, un disegno, un PVIST, l'animazione, ... );
- loro bisogni comunicativi all'interno del gruppo classe e nelle relazioni interpersonali con coetanei ed adulti (assemblee per discutere i conflitti generati da prepotenze ed esibizionismi offensivi con il coinvolgimento dei compagni in un dibattito esteso e condiviso).
Rimane, dunque, un problema "aperto" la condivisione  all'interno dei Consigli degli interventi operati o dei suggerimenti proposti sia nell'ambito dello "sportello" di ascolto apprenditivo-pedagogico sia in quello di ascolto educativo-pedagogico.

I ragazzi e le ragazze soprattutto delle prime e delle seconde classi hanno approfittato dell'opportunità di contatto con insegnanti  al gruppo dei propri insegnanti oppure vissuti come  a disposizione della classe.
Complessivamente gli incontri avuti con gli studenti hanno avuto una ricaduta certamente positiva  a livello di serenità personale e spesso anche  nella vita  di classe.
Naturalmente alcune ore di ascolto-intervento in classe, non possono ribaltare radicalmente una situazione di  bullismo- insuccesso scolastico , dovuto sia a svantaggio socioculturale dell'ambiente di provenienza che al disagio cognitivo  e al conseguente ritardo di apprendimento,  instaurati da molti anni, a partire dalle elementari.
Possono però fare la differenza, fra  il dramma, vissuto nell’isolamento e nell’indifferenza assoluta dell’ambiente umano circostante, che li costringe spesso ad  atteggiamenti di provocazione e di bullismo,  e l’accoglienza, il conforto dell’ascolto, dell’attenzione, di un atteggiamento di disponibilità del mondo adulto, al quale agganciarsi per non intraprendere, o  proseguire ( o aggravare)  la strada dell’alienazione.

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